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L’associazione
LABORATORIO
53
onlus
nasce in seno alle attività portate avanti da anni
all’interno dell’associazione “Medici contro la tortura”
in favore dei richiedenti asilo e rifugiati.
Siamo un gruppo formato da filosofi, antropologi, psicologi
, assistenti sociali, counsellors e mediatori culturali che,
in una prospettiva multidisciplinare, offre assistenza e
accoglienza alle persone che chiedono protezione internazionale
nel nostro paese, in particolare a quelle più fragili e
disorientate.
Le persone migranti che si rivolgono a noi non sono meri
“utenti” di un servizio, ma diventano, con le loro storie, vite,
esperienze, testimonianze, capacità e risorse, parte di un
gruppo che è sempre in movimento e in cambiamento. Esattamente
come i migranti che muovendosi ridisegnando di volta in volta
nuove identità, proprio come i conflitti che obbligano alcuni di
loro a lasciare il proprio Paese, nello stesso modo in cui le
ogni persona è diversa dall’altra e da se stessa nel tempo.
Monica Serrano
Lavoro con
migranti richiedenti asilo e rifugiati dal 2001. Da tre anni
sono mediatrice culturale nell'Associazione Medici contro la
tortura, ho co-fondato il Coordinamento Rifugiati Roma Tiburtina
e il Gruppo RAR. Faccio parte del Collectif Malgrè tout di
Parigi con Miguel Benasayag. Sono dottore di ricerca in
Filosofia e Scienze Umane e insegno attualmente Teorie e
pratiche dell'intercultura alla facoltà di Filosofia della
Sapienza. Ho scritto diversi articoli su migrazione e asilo, il
mio ultimo libro è Stranieri.53 minuti di Filosofia.
Ivan Mei
Lavoro da quattro
anni con richiedenti asilo e rifugiati in quanto mediatore
sociale nell'associazione Medici contro la Tortura, occupandomi
in particolare dell'orientamento alla formazione e al lavoro. Dopo la laurea in
filosofia e un master in politiche migratorie, ho approfondito e
continuo a fare ricerca intorno alle tematiche antropologiche e
in particolare etnopsichiatriche legate ai contesti migratori.
Accanto a ciò ho iniziato l'attività di supporto e assistenza ai
detenuti stranieri all'interno dell'associazione Antigone
attraverso il Difensore Civico.
Silvia Umbriano
Antropologa e
assistente sociale, lavoro con richiedenti asilo e rifugiati da
quattro anni all'interno dell'associazione Medici contro la tortura.
Dopo aver studiato le dinamiche di rappresentazione dei migranti
nella nostra società da un punto di vista etnografico, mi sono
dedicata all'analisi dei bisogni sociali in particolare dei
richiedenti asilo, al fine di individuare strategie di
intervento sociale opportune e condivise.
Giulia Rellini
Lavoro con
richiedenti asilo e rifugiati dal 2006 come mediatrice
socio-culturale presso il gruppo di accoglienza promosso
dall’Associazione Medici Contro la Tortura. Questa esperienza mi
ha permesso di co-fondare il Gruppo RAR e di approdare a
Laboratorio 53. Laureata in filosofia, ho approfondito negli
anni degli studi universitari la questione dell’insegnamento
dell’italiano ai cittadini stranieri. Dopo una specializzazione
in progettazione europea, ho iniziato a collaborare con
l'associazione Parsec.
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Se vuoi donarci del materiale, contattaci all'indirizzo
info@laboratorio53.it .
Grazie per il sostegno!
Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la
sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più
il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"È una grossa economia di tempo", disse il mercante, "Gli
esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a
settimana".
"E cosa se ne fa di questi 53 minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi 53 minuti da
spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."
Contro il tempo calcolato e calcolatore, quello dell’orologio,
dell’indifferenza degli attimi, che non lascia spazio per
l’incontro, coltiviamo invece un tempo altro, fatto di
cura e apertura, che sia la possibilità per un luogo dove
tessere nuove relazioni, riprendere in mano la propria vita. Un
luogo politico, dove per politico intendiamo la
condivisione, il fare insieme, l’imparare l’uno dall’altro, il
raccontarsi, il saper ascoltare.
Ognuno porta con sé una storia diversa, delle aspettative, delle
scelte, dei desideri, delle sofferenze, delle gioie, delle
capacità, dei legami. Per questi motivi non vogliamo indossare i
panni di spettatori passivi della realtà in cui ci siamo
ritrovati a vivere, non vogliamo che le categorie di
“stranieri”, “rifugiati” o “italiani” ci costringano dentro
territori stretti e prestabiliti.
Camminiamo adagio adagio verso la fontana, senza preoccuparci se
serviranno più o meno di 53 minuti.
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