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Era un mercante di pillole perfezionate che calmavano la sete. Se ne inghiottiva una alla settimana e non si sentiva più il bisogno di bere.
"Perché vendi questa roba?" disse il piccolo principe.
"È una grossa economia di tempo", disse il mercante, "Gli esperti hanno fatto dei calcoli. Si risparmiano 53 minuti a settimana".
"E cosa se ne fa di questi 53 minuti?"
"Se ne fa quel che si vuole..."
"Io", disse il piccolo principe, "se avessi 53 minuti da spendere, camminerei adagio adagio verso una fontana..."

-Il piccolo Principe-

Contro il tempo calcolato e calcolatore, quello dell’orologio, dell’indifferenza degli attimi, che non lascia spazio per l’incontro, coltiviamo invece un tempo altro, fatto di cura e apertura, che sia la possibilità per un luogo dove tessere nuove relazioni, riprendere in mano la propria vita. Un luogo politico, dove per politico intendiamo la condivisione, il fare insieme, l’imparare l’uno dall’altro, il raccontarsi, il saper ascoltare. Ognuno porta con sé una storia diversa, delle aspettative, delle scelte, dei desideri, delle sofferenze, delle gioie, delle capacità, dei legami. Per questi motivi non vogliamo indossare i panni di spettatori passivi della realtà in cui ci siamo ritrovati a vivere, non vogliamo che le categorie di “stranieri”, “rifugiati” o “italiani” ci costringano dentro territori stretti e prestabiliti. Camminiamo adagio adagio verso la fontana, senza preoccuparci se serviranno più o meno di 53 minuti.

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3°Festival di Teatro Dell'Oppresso, quest'anno dedicato alle migrazioni. 
In questo tipo di teatro il pubblico può intervenire negli spettacoli per provare delle soluzioni ai problemi affrontati. 
 
Oltre agli spettacoli da nord, sud e centro Italia ci saranno formazioni con grandi esperte del metodo, gara di ballo multietnica dove chiunque può partecipare e vincere premi eccezionali corrompendo una giuria composta di artisti vari, o partecipando alla giuria popolare. Ci saranno anche presentazioni di progetti esemplari, pranzi e cene preparate dai Rifugiati del MAKI, tre giorni intensi per definire, affrontare e sconfiggere insieme le oppressioni. I ricavati del festival andranno a organizzazioni di Rifugiati.
 
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In questo primo appuntamento di Efiubò, l’avvocato Salvatore Fachile risponde alle domande di chi voleva sapere cosa accade quando si va a fare l’intervista di fronte alla Commissione per la richiesta dell’asilo. Di questo articolo è disponibile anche una versione in francese e una in inglese.

Clicca qui per ascoltare la rubrica o usa il player in fondo alla pagina

 

Da chi è composta la Commissione?

La commissione è  un organo di governo che è composto da quattro persone: un rappresentante della prefettura, un rappresentante della Polizia di stato, una persona nominata dall’ente territoriale e infine un rappresentante dell’Unhcr, l’Agenzia delle Nazioni unite per i Rifugiati. Mentre le prime due persone appartenono al mondo della polizia, le altre due sono lontane da quel mondo e dall’approccio investigativo.

 Chi mi interroga?

In teoria ti dovrebbero interrogare tutti e quattro, ma è prassi comune che ti venga chiesto di essere ascoltato da una sola persona, aiutato dall’interprete. Questo tipo di prassi porta con se un’alta componente di pericolo, perchè potresti capitare con una persona poco preparata sulla situazione del tuo Paese. Tu potrai comunque chiedere di essere interrogato da tutta la Commissione e loro dovranno per forza accettare la tua richiesta, l’unica cosa che può accadere è che potranno posticipare la tua intervista a un altro giorno.

 Chi prende la decisione finale?

La decisione è collegiale, presa all’unanimità o in maggioranza. Se è stata presa a maggioranza tu hai diritto a sapere chi ha votato pro e chi contro la tua richiesta di asilo. Nonostante sia una decisione collegiale, ha un fortissimo peso il parere del commissario che ha ascoltato la tua intervista.

Se l’interprete sta traducendo male, lo posso interrompere?

Lo devi interrompere. Devi bloccare l’intervista e far mettere a verbale che tu sei convinto che quell’interprete non va bene per supportarti, conseguentemente chiedi un cambio di interprete o l’interruzione dell’intervista. Se ti viene negata la richista, fai mettere questa cosa a verbale, potrà esserti utile nel momento in cui dovessi ricevere un diniego e volessi presentare un ricorso.

Che tipo di documenti posso portare di fronte alla Commissione?

Puoi portare documenti di tutti i tipi: ad esempio prove che hanno a che vedere con la tua storia (mandati di cattura, articoli, atti di conversione religiosa), o documenti che hanno a che vedere con il tuo stato salute (certificati medici o cartelle cliniche). Li puoi portare sia in originale che in copia. Ricordati che anche se non hai documenti o prove cartacee da presentare non succede nulla, sono utili ma non necessari.

Nei giorni prima dell’intervista posso comunicare con l’Unhcr?

Si. Sicuramente non potrai parlare con una persona che ti potrebbe intervistare, però l’Unhcr è un organo sempre aperto all’ascolto.

 English version

Version Française